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La SEO "ottimizzata per l'AI" rischia di ripetere gli errori del passato, avverte Martech

Scritto da Giuseppe Cristofaro

La SEO "ottimizzata per l'AI" rischia di ripetere gli errori del passato, avverte Martech

Secondo un'analisi pubblicata su Martech.org, molti professionisti del marketing stanno affrontando l'ottimizzazione per i motori di ricerca basati su intelligenza artificiale commettendo gli stessi errori già visti nella SEO tradizionale: testi pieni di parole chiave ripetute, contenuti prodotti in serie senza cura editoriale, link costruiti artificialmente solo per ottenere una citazione. L'articolo invita a tornare a un approccio "human-first", perché un dato ridimensiona la corsa: ChatGPT genera ancora meno dell'1% del traffico che genera Google.

In breve

  • Molti marketer stanno replicando per l'AI gli stessi errori della vecchia SEO: keyword stuffing, content farm e link building forzato.
  • Martech.org invita a un approccio "human-first": scrivere prima per le persone, non per ingannare un algoritmo.
  • ChatGPT genera ancora meno dell'1% del traffico generato da Google, un dato che ridimensiona la corsa a "ottimizzare per l'AI" a scapito di tutto il resto.
  • I contenuti pensati per rispondere davvero a una domanda restano la base più solida anche per essere citati dai motori generativi.

Cosa si intende per "SEO ottimizzata per l'AI"?

Con questa espressione si indica l'insieme di pratiche che i siti adottano per comparire nelle risposte di strumenti come ChatGPT, Google AI Overview o Perplexity, invece che (o oltre a) nei classici risultati di ricerca. L'obiettivo cambia rispetto alla SEO tradizionale: non si punta solo a un posizionamento in classifica, ma a essere la fonte che un sistema generativo sceglie di citare o riassumere quando risponde a una domanda dell'utente. Il problema, segnalato da Martech.org, è che molti marketer stanno affrontando questo obiettivo nuovo con gli strumenti vecchi e sbagliati.

Quali errori del passato si stanno ripetendo?

Martech.org individua tre pratiche che la SEO tradizionale ha già dimostrato essere controproducenti e che oggi riemergono nel tentativo di farsi notare dall'AI.

  • Keyword stuffing: inserire ripetutamente parole chiave nel testo, spesso in modo innaturale, nella speranza che un algoritmo (umano o AI) le "noti" di più. Il risultato è un contenuto difficile da leggere, che non aiuta davvero chi cerca una risposta.
  • Content farm: produrre grandi volumi di articoli a basso costo e bassa qualità, puntando sulla quantità per intercettare più ricerche possibili, invece che su pochi contenuti approfonditi e verificati.
  • Link building forzato: costruire collegamenti artificiali verso il proprio sito solo per apparire più autorevoli, invece di ottenere citazioni spontanee perché il contenuto è davvero utile.

Questi comportamenti, quando applicati ai motori di ricerca classici, hanno portato nel tempo a penalizzazioni e perdita di fiducia da parte degli utenti. Non c'è motivo di aspettarsi un esito diverso applicandoli ai sistemi di intelligenza artificiale generativa, che vengono addestrati proprio a riconoscere contenuti utili rispetto a contenuti costruiti ad hoc.

Perché un approccio "human-first" funziona meglio anche per l'AI?

Perché i sistemi di intelligenza artificiale generativa, per rispondere in modo utile, cercano le stesse qualità che cerca un lettore umano: chiarezza, completezza, affidabilità. Un contenuto scritto per rispondere davvero a una domanda — con informazioni concrete, esempi verificabili, una struttura logica — ha più probabilità di essere scelto come fonte, perché è esattamente il tipo di testo che un sistema generativo può estrarre e citare senza fraintendimenti. Al contrario, un testo riempito di parole chiave o prodotto in serie risulta più difficile da interpretare correttamente, sia per un lettore sia per un algoritmo.

Questo non significa ignorare le tecniche di ottimizzazione, ma subordinarle sempre alla qualità dell'informazione: la struttura del testo, i titoli chiari, i dati verificabili servono a rendere un contenuto più leggibile, non a sostituirsi al contenuto stesso.

Quanto conta davvero il traffico generato dall'AI oggi?

Meno di quanto si potrebbe pensare dalla quantità di attenzione che l'argomento riceve. Il dato riportato da Martech.org è netto: ChatGPT genera ancora meno dell'1% del traffico che genera Google. Questo non vuol dire che i motori di ricerca basati su AI siano irrilevanti — la loro adozione è in crescita e meritano attenzione — ma che costruire un'intera strategia di contenuti intorno a un canale che oggi pesa in modo marginale rispetto alla ricerca tradizionale è una scelta poco equilibrata. Google resta, per ora, il canale su cui si gioca la maggior parte della visibilità organica di un sito.

Come evitare questi errori nella pratica?

Alcuni criteri pratici aiutano a distinguere un contenuto solido da uno costruito solo per "ingannare" un sistema di ricerca, umano o artificiale:

  1. Scrivere per rispondere a una domanda reale, non per inserire una parola chiave il maggior numero di volte possibile.
  2. Preferire pochi contenuti approfonditi a molti contenuti superficiali prodotti rapidamente.
  3. Ottenere citazioni e collegamenti in modo naturale, perché il contenuto viene ritenuto utile da chi lo legge, non perché costruiti a tavolino.
  4. Verificare sempre i dati riportati, citando fonti reali quando si parla di numeri, norme o studi.
  5. Mantenere la struttura del sito e dei testi chiara e coerente nel tempo, perché sia i motori di ricerca tradizionali sia i sistemi generativi premiano la coerenza, non le scorciatoie temporanee.

Questo approccio richiede più tempo rispetto a pubblicare contenuti in serie, ma è lo stesso principio che ha sempre retto la SEO ben fatta: contenuti pensati per le persone restano la base più solida, qualunque sia il canale attraverso cui vengono poi trovati.

Domande frequenti

La SEO tradizionale e la "ottimizzazione per l'AI" sono due discipline diverse? No, condividono lo stesso principio di fondo: un contenuto utile, chiaro e verificabile ha più probabilità di essere trovato e citato, sia nei risultati di ricerca classici sia nelle risposte generate dall'intelligenza artificiale.

Conviene investire molto tempo nell'ottimizzazione specifica per ChatGPT e altri sistemi AI? Va considerato con equilibrio: secondo i dati riportati da Martech.org, ChatGPT genera ancora meno dell'1% del traffico generato da Google, quindi una strategia di contenuti dovrebbe continuare a dare priorità alla qualità complessiva piuttosto che concentrarsi solo su un singolo canale emergente.

Keyword stuffing e link building forzato funzionano ancora? Sono pratiche che la SEO tradizionale ha già dimostrato controproducenti nel tempo, e non c'è motivo di aspettarsi risultati diversi applicandole ai sistemi di ricerca basati su intelligenza artificiale, che sono addestrati a riconoscere contenuti costruiti artificialmente.

Cosa significa in pratica un approccio "human-first" ai contenuti? Significa scrivere prima di tutto per rispondere a una domanda reale di chi legge, con informazioni chiare e verificabili, e solo in seguito curare gli aspetti tecnici di struttura e ottimizzazione.

Se vuoi capire come impostare una strategia di contenuti che metta al centro le persone prima degli algoritmi, puoi approfondire l'approccio di iNexus alla SEO e ai contenuti o scrivere per un confronto diretto tramite la pagina contatti.

Fonti

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