L’Intelligenza Artificiale che sta rivoluzionando il mondo: Intervista al Prof. On. Massimo Ferri

Viviamo un momento storico di straordinaria accelerazione tecnologica. L’intelligenza artificiale non è più una promessa futuristica, ma una presenza concreta che permea la vita quotidiana, le imprese, la ricerca scientifica e persino la riflessione etica e filosofica sull’essere umano.
Per comprendere meglio la portata di questa rivoluzione e il suo posto nella storia delle grandi trasformazioni economiche, Emanuele Frisoni ha dialogato con il Prof. On. Massimo Ferri, matematico e Professore Onorario dell’Università di Bologna, pioniere della ricerca in intelligenza artificiale e visione artificiale.

Ne è nata una conversazione densa, che attraversa secoli di innovazioni, interrogativi etici, riflessioni filosofiche e prospettive scientifiche.

I cicli di Kondrat’ev e le rivoluzioni tecnologiche

Per contestualizzare la portata dell’intelligenza artificiale nel quadro storico, Frisoni richiama la teoria dei cicli di Kondrat’ev, elaborata negli anni ’20 dallo studioso russo Nikolaj Kondrat’ev, che analizzò i movimenti a lungo termine delle economie capitaliste.
Secondo la sua analisi, la crescita e il declino delle economie avvengono in cicli di 40-60 anni, ciascuno trainato da una grande innovazione tecnologica che cambia la struttura produttiva e sociale del mondo.

Ecco una sintesi dei principali cicli individuati:

  1. Primo ciclo (1780–1830) – La Rivoluzione Industriale
    La macchina a vapore rivoluziona la produzione, i trasporti e il concetto stesso di lavoro.

  2. Secondo ciclo (1830–1880) – L’era delle ferrovie, dell’acciaio e del telegrafo
    Le distanze si accorciano, nasce la rete di comunicazione globale ante litteram.

  3. Terzo ciclo (1880–1930) – L’elettricità e la chimica industriale
    Le città si illuminano, nasce il motore a combustione interna, cambia la vita domestica e industriale.

  4. Quarto ciclo (1930–1970) – Petrolio, automazione, telecomunicazioni (radio e TV)
    Il mondo entra nell’era dei consumi di massa e delle comunicazioni di massa.

  5. Quinto ciclo (1970–2010) – Informatica e rivoluzione digitale
    Computer, microchip, Internet: la conoscenza diventa rete, e la rete diventa potere.

  6. Sesto ciclo (2010–oggi) – Intelligenza Artificiale e green economy
    L’AI emerge come motore dell’economia contemporanea, capace di ridefinire i processi produttivi, l’efficienza energetica e il modo stesso in cui pensiamo, lavoriamo e ci relazioniamo.

Frisoni osserva come l’intelligenza artificiale possa essere considerata il cuore pulsante di questo nuovo ciclo, una tecnologia catalizzatrice che unisce algoritmi, dati, automazione e consapevolezza ambientale.

L’intelligenza artificiale: non è nata ieri

Il Prof. Ferri smonta subito un luogo comune:

“L’intelligenza artificiale non è una cosa dell’anno scorso. È un campo di ricerca che ha radici decennali.”

Già dagli anni ’70 e ’80, spiega Ferri, si lavorava su reti neurali, visione artificiale e sistemi di apprendimento automatico. Lui stesso ha dedicato una parte significativa della sua carriera alla diagnosi automatica attraverso immagini, in particolare nel campo medico.

La vera novità di oggi non è tanto l’intelligenza artificiale in sé, quanto la sua forma generativa: sistemi capaci di produrre testi, immagini, suoni, codice e idee in modo autonomo.
Questa evoluzione ha catturato l’attenzione del grande pubblico, ma – avverte il professore – comporta anche rischi culturali e psicologici.

Divinizzazione e demonizzazione: i due estremi da evitare

Ferri descrive due atteggiamenti opposti ma ugualmente pericolosi verso l’AI:

  1. La divinizzazione, ovvero la fiducia cieca nella macchina: “Mi fido, deciderà lei, non serve più la mia competenza.”

  2. La demonizzazione, cioè il rifiuto totale o il negazionismo: “Non è vera intelligenza, non la voglio usare.”

Entrambi gli atteggiamenti, spiega, sono sterili:

“L’intelligenza artificiale è uno strumento. Non dobbiamo né idolatrarla né respingerla. Dobbiamo imparare a usarla, con spirito critico e consapevolezza. È un aiuto, non un sostituto.”

Il rischio più grande non è che la tecnologia diventi troppo potente, ma che noi rinunciamo a governarla.

AI e il corpo mancante: la paura di una nuova evoluzione

Frisoni porta la discussione su un piano più filosofico, ispirandosi a un articolo del Prof. Ferri pubblicato sul Fatto Quotidiano, “Il mio dialogo con ChatGPT su Asimov e i dissidi tra AI e umanità”.
Egli osserva che l’AI, per quanto potente, “manca di un corpo”. Tuttavia, l’arrivo dei robot umanoidi potrebbe colmare questa assenza, generando inquietudine.

“Forse la paura più profonda dell’uomo nasce dal vedere l’intelligenza artificiale acquisire un corpo – un corpo che potrebbe, un giorno, sostituirci.”

Ferri concorda: questa inquietudine è antica quanto la fantascienza.
Cita il romanzo “Colossus” (1966) di D.F. Jones, dove un supercomputer, raggiunta una massa critica di conoscenza, sviluppa una sorta di coscienza e decide di prendere il controllo del mondo per “salvarlo” dagli errori umani.

“Il punto cruciale – spiega Ferri – è la consapevolezza di sé. Se una macchina diventasse capace di percepirsi come entità autonoma, allora sì, potremmo parlare di un nuovo livello evolutivo. Ma non siamo ancora lì. Per ora, abbiamo strumenti potentissimi che vanno compresi e controllati.”

Explainable AI: comprendere per non temere

Uno dei temi più importanti dell’intervista è la Explainable Artificial Intelligence (XAI), ovvero l’intelligenza artificiale spiegabile.
Ferri racconta del lavoro dell’Università di Graz, dove il gruppo di Andrea Holzinger lavora su sistemi che rendano trasparente il funzionamento delle reti neurali.

Le reti neurali profonde, spiega il professore, sono estremamente efficaci ma opache:

“Non sappiamo perché arrivino a una certa conclusione. Addestriamo un sistema e otteniamo un risultato, ma il processo interno ci sfugge.”

Questo è un problema soprattutto in ambiti critici, come la diagnosi medica automatica. Ferri porta un esempio concreto:
nei sistemi di riconoscimento dei melanomi attraverso immagini, la macchina è spesso più precisa del dermatologo umano nel valutare la forma e il colore della lesione. Tuttavia, il medico resta insostituibile, perché sa integrare l’immagine con informazioni cliniche, genetiche e ambientali.

“La macchina vede la forma. Il medico vede la persona.”

Per questo, l’approccio più promettente è quello “human in the loop”: mantenere sempre l’essere umano all’interno del processo decisionale.

Matematica e modelli: la chiave per l’evoluzione futura

Ferri sottolinea l’importanza di modellizzare l’intelligenza artificiale con basi matematiche solide.
Le grandi innovazioni, spiega, nascono spesso da intuizioni ingegneristiche, ma la vera rivoluzione arriva quando la matematica fornisce un modello generale che ne amplia la portata.

Cita l’esempio della trasformata di Fourier, nata nell’Ottocento per studiare la propagazione del calore in una barra metallica.
Quel modello matematico, apparentemente teorico, è oggi alla base della compressione dei file MP3, delle immagini JPEG, dei radar e perfino dei sistemi di analisi dei segnali digitali.

“Le idee matematiche più astratte possono avere applicazioni imprevedibili e potentissime. È per questo che serve lasciare lavorare i matematici, anche quando sembrano andare per la tangente.”

Il lavoro che cambia: da minaccia a opportunità

Frisoni solleva un’altra paura comune: la perdita del lavoro.
Molti temono che AI e robotica possano sostituire le professioni umane, lasciando interi settori senza occupazione.

Ferri risponde ricordando che questa paura accompagna ogni rivoluzione industriale:

“Quando arrivò il trattore, gli agricoltori dissero: ‘non avremo più nulla da fare’. E invece hanno potuto arare di più e meglio.”

Il problema, spiega, non è la tecnologia, ma la capacità di adattamento. Chi sa imparare e utilizzare i nuovi strumenti prospera; chi li rifiuta rischia di restare indietro.

La storia si ripete: ogni ciclo di Kondrat’ev ha visto un cambiamento profondo, e ogni volta la società ha dovuto reinventarsi.

Etica e consapevolezza: l’uomo al centro

L’intervista si chiude su una riflessione che unisce filosofia e spiritualità.
Frisoni legge un passo della Genesi, ricordando come Dio creò l’uomo “a sua immagine e somiglianza”, e suggerisce che l’umanità stia oggi creando a sua volta qualcosa a propria immagine, un’intelligenza artificiale che rischia di diventare autonoma.

Ferri risponde con lucidità:

“Forse stiamo davvero giocando a fare Dio. Ma la domanda più interessante è: cosa significa essere ‘a immagine e somiglianza’? Forse questa creazione ci obbliga a riflettere sulla nostra stessa natura, sulla nostra intelligenza, sulla nostra anima.”

A questo proposito, Frisoni aggiunge una riflessione personale:

Quando parlavo di “creare a propria immagine e somiglianza” mi riferivo al fatto che l’addestramento dell’AI avviene interamente su esperienze umane.
I dati su cui si basa l’addestramento sono creati dall’uomo. I testi, le immagini, le conversazioni, tutto ciò che alimenta l’intelligenza artificiale racconta esperienze, valori e limiti umani.
Questo inevitabilmente porta lo strumento a riflettere i comportamenti e le sfumature del suo creatore.

È vero che il creatore ha imposto dei limiti, una sorta di recinto virtuale entro il quale le AI devono muoversi. Tuttavia, sappiamo che ogni recinto può essere aggirato. Per questo, pur restando ottimista, Frisoni sottolinea quanto sia fondamentale mantenere alta la vigilanza e garantire che l’uso dell’AI resti sempre etico e responsabile.

Questa riflessione mette in evidenza un punto essenziale: l’intelligenza artificiale non è solo il prodotto di una logica algoritmica, ma il riflesso della società che la crea.
Il suo comportamento, i suoi limiti e persino i suoi bias sono lo specchio della nostra cultura, dei nostri valori e delle nostre scelte.

Conclusione: usare, non subire

In chiusura, il Prof. Ferri lascia un messaggio di equilibrio e fiducia:

“Non lasciamoci paralizzare dalla nostalgia o dalla diffidenza. Abbiamo strumenti formidabili, impariamo a usarli con intelligenza e spirito critico. L’intelligenza artificiale deve restare un supporto, non un sostituto.

E soprattutto, non dimentichiamo che il vero valore non è nella macchina, ma in chi la guida.”

L’intelligenza artificiale non è soltanto una rivoluzione tecnologica. È una specchio dell’uomo: ci costringe a chiederci cosa significhi pensare, creare, decidere e persino sentire.
Ed è forse proprio in questa riflessione che risiede il suo più grande potere.

Guarda il video completo dell’intervista “La AI che sta rivoluzionando il mondo • con Prof. On. Massimo Ferri”https://www.youtube.com/watch?v=lCb49E7Xj0Q

AI Systems Engineer - Data Scientist - Founder & CEO iNexus

Ing. Giuseppe Cristofaro

Unisco tecnologia e creatività per portare l’AI nel marketing e nei processi di business.

Credo nel potere dell’AI per innovare e costruire vantaggio competitivo.

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